carie dentali sintomi e cura
17 Settembre 2021     Endodonzia

Carie dentale: cos’è, cura, denti colpiti

Che cos’é la carie dentale

All’interno del cavo orale si trovano normalmente alcuni microrganismi che, in particolari condizioni di scarsa igiene oppure di immunodeficienza, possono attaccare i denti provocando l’insorgenza delle carie dentali.

Si tratta di disturbi di natura infiammatoria molto diffusi (quasi il 90% della popolazione ne è colpita), con decorso estremamente lento, che dapprima sono asintomatici, diventando manifesti soltanto quando la loro evoluzione è già piuttosto avanzata.

I batteri, infatti, tendono a penetrare sempre più in profondità, fino a raggiungere la polpa dentale, una porzione anatomica ricchissima di terminazioni nervose sensoriali e di vasi sanguigni.

È proprio a questo punto che la carie si evidenzia a causa della comparsa di dolore, spesso intenso e prolungato, responsabile del classico mal di denti, di solito accompagnato da ipersensibilità dentinale, coinvolgimento delle strutture parodontali e alitosi.

Per loro natura, i processi cariogeni non vanno incontro a remissione spontanea, ma al contrario, se non curate tempestivamente, peggiorano e possono innescare pulpite (infezione della polpa dentale), ascessi (raccolta di pus), gengivite (flogosi della gengiva), cisti dentarie e piorrea.

Dapprima la carie colpisce i tessuti duri del dente, come dentina e smalto, per poi penetrare all’interno, verso le parti molli.

Il processo distruttivo è limitato unicamente ai denti esposti, mentre non riguarda quelli inclusi, ma può colpire gli elementi devitalizzati.

Quali sono le maggiori cause delle carie dentali

Le principali cause delle carie sono:

  • inadeguata igiene dentale, soprattutto il mancato lavaggio delle arcate dentali dopo i pasti, che consente il deposito di particelle alimentari a livello degli spazi inter-dentali;
  • alimentazione scorretta,
    particolarmente ricca di glucidi, che offrono nutrimento ai batteri cariogeni;
  • tabagismo,
    dato che il fumo contribuisce a potenziare la replicazione dei microrganismi;
  • placca dentale,
    che funge da substrato favorevole alla moltiplicazione batterica;
  • scarsa salivazione, poiché la saliva svolge un’efficace funzione protettiva del cavo orale e svolge una funzione battericida;
  • immunodeficienza.

Gli stadi progressivi delle carie

La carie progredisce solitamente per stadi successivi, contribuendo a rammollire i tessuti duri dei denti (smalto e dentina) che subiscono una progressiva demineralizzazione.

Gli stadi del processo cariogeno sono quattro e comprendono:

  • I stadio,
    caratterizzato dalla presenza di carie superficiali, provocate da un’iniziale demineralizzazione dello smalto, in seguito alla penetrazione dei batteri sotto alla placca dentale.
    Lo smalto è il tessuto più calcificato di tutti e quindi rappresenta una barriera protettiva particolarmente efficace che, una volta superata, consente un più facile attacco alla dentina.
    Visivamente possono comparire piccole macchioline scure, circoscritte e non dolorose;
  • II stadio,
    i batteri, dopo essersi aperti un varco nello smalto, incominciano a penetrare nella dentina, alimentati dai prodotti acidi derivanti dalla fermentazione glucidica;
  • III stadio,
    i microrganismi, dopo aver superato anche la dentina, arrivano alle parti molli dei denti, colonizzando la polpa che, essendo ricca di nervi, incomincia a inviare segnali algici molto violenti;
  • IV stadio,
    la carie è ormai diffusa a tutta la parte interna del dente e può evolvere con complicazioni come ascessi, granulomi e piorrea, manifestazioni sempre accompagnate da un intenso dolore.

La progressione cariogena, che procede dall’esterno verso l’interno, impiega molti mesi per svilupparsi, ma non guarisce autonomamente in quanto i denti non possiedono nessuna capacità rigenerativa.

Quali sono le principali complicanze delle carie dentali

Per salvare un dente cariato è indispensabile intervenire tempestivamente perché i batteri responsabili del disturbo non arrestano la loro moltiplicazione, ma procedono dall’esterno verso la polpa in maniera lenta ma regolare.

La progressione inarrestabile di questi germi patogeni provoca un processo distruttivo in grado di danneggiare in maniera irreversibile il dente.

Le principali complicanze delle carie sono le seguenti:

  • ascesso dentale, che di solito si sviluppa su carie non curate e che si presenta con l’aspetto di una tumefazione dolorosa contenente abbondanti depositi di pus.
    In simili condizioni il dolore è particolarmente intenso, profondo e continuativo, associato al gonfiore dei tessuti parodontali (soprattutto gengive), a febbre, a ingrossamento dei linfonodi del collo e a malessere generale;
  • cellulite batterica, provocata da gravi infezioni gengivali, che interessano anche tessuti esterni al dente, come la lingua, le guance e la gola, distretti anatomici che vengono colonizzati dagli agenti patogeni in proliferazione incontrollata. Spesso si formano edemi alla glottide e setticemia;
  • fistole, derivanti da profonde carie non curate che, dopo aver causato un ascesso, possono provocare l’ulcerazione del tessuto infiammato che si fistolizza;
  • sinusite mascellare, causata da ascessi non curati che tendono a penetrate all’interno della struttura ossea della mascella, soprattutto a livello dei molari e dei pre-molari.

Si tratta di evenienze piuttosto rare e facilmente evitabili se il trattamento della carie viene effettuato nei primi stadi del disturbo, quando le possibilità di guarigione sono massime.

Indipendentemente dal tipo di carie e dal dente colpito, è sempre opportuno non aspettare, ma intervenire il prima possibile per evitare sia interventi maggiormente invasivi, che la progressione del processo.

Quali sono i denti più colpiti dalle carie

Sostanzialmente la carie è un processo degenerativo che può colpire qualsiasi dente, purché esposto, sia sano che già precedentemente curato, con maggiore frequenza per gli elementi naturali e inseriti nel peridonto.

Ciò non toglie che i processi cariogeni possano colpire anche denti devitalizzati, privi di radice, inseriti in una protesi, devitalizzati.

Statisticamente tuttavia le carie colpiscono maggiormente pre-molari, molari e incisivi superiori, sviluppandosi tra gli spazi interdentali, dove si accumulano con facilità i residui di cibo.

Infatti è proprio il ristagno di frammenti alimentari a livello dei solchi inter-cuspidali a offrire il substrato ideale per lo sviluppo dei batteri, che si nutrono appunto dei residui di cibo e soprattutto di zuccheri.

Su molari e pre-molari, che si caratterizzano per la presenza delle 4 tipiche cuspidi, si forma un piccolo avvallamento che funziona come una conca, dove gli elementi nutritivi si accumulano se l’igiene orale non è adeguata.

Questo spiega perché le carie prediligono questi denti, piuttosto che quelli dove non sono presenti solchi intercuspidali.

Come si curano le carie dentali

Otturazione

La terapia specifica delle carie dentali prevede l’asportazione della massa infetta, la completa pulizia della zona interessata e la successiva otturazione, consistente nella sigillatura dei canalicoli creati dalla progressione batterica.

Un simile intervento di riempimento canalare è possibile soltanto se la carie è ancora piuttosto superficiale, e cioé se ha coinvolto unicamente smalto e dentina, ma non la polpa interna.

Per avere la garanzia di risolvere il problema senza ricorrere a metodi troppo invasivi è quindi necessario intervenire non appena ci si accorge di una discromia sullo smalto, evidenziabile con facilità dato che la carie assume l’aspetto di una macchiolina scura, che spicca sulla bianca lamina dentale.

Quando invece il disturbo è penetrato fino alla polpa diventa indispensabile procedere con la devitalizzazione oppure l’apicectomia.

Devitalizzazione

La devitalizzazione è un piccolo intervento chirurgico consistente nella distruzione e successiva asportazione della polpa dentale compromessa irreversibilmente dalla proliferazione batterica.

Sempre eseguita in anestesia locale, questa procedura è assolutamente indolore e permette di risolvere in maniera definitiva le problematiche legate alla pulpite.

I professionisti che si occupano di tali trattamenti sono odontoiatri specializzati in endodonzia, in grado di intervenire specificamente su denti affetti da carie profonde.

È sempre indispensabile un trattamento antibiotico per prevenire eventuali infezioni del cavo orale, conseguenti alle manovre eseguite.

Sia l’otturazione che la devitalizzazione sono interventi conservativi, finalizzati a evitare l’estrazione dentale; mentre la prima è più superficiale, la seconda è più profonda, dato che consente di rimuovere la polpa dentale gravemente danneggiata.

Apicectomia

L’apicectomia è una pratica chirurgica indicata nel trattamento di granulomi non risolvibili con la semplice devitalizzazione e che quindi prevedono un intervento più invasivo.

In questi casi, che richiedono sempre un’anestesia locale per eliminare la sensibilità al dente, si deve rimuovere la parte della radice deteriorata (che di solito corrisponde alla porzione apicale), e poi riempire la cavità radicolare.

Bisogna fare impiego di materiali sigillanti dotati della massima bio-compatibilità con i tessuti del cavo orale, per garantire risultati definitivi.

Dopo trapanazione e accurata pulitura della zona ammalata, il dentista procede con l’eliminazione di nervi e vasi fino all’apice del dente mediante l’impiego di lime canalari endodontiche.

L’ultima fase, da eseguire quando il dente è completamente pulito, prevede il riempimento con materiali bio-compatibili (come guttaperca) e la sigillatura finale .

Soltanto a questo punto è possibile coprire il dente con una corona protesica, che ricostruisce la sua struttura originale, per armonizzarlo nell’arcata.

Estrazione dentale

L‘estrazione dentale, considerata l’ultimo rimedio per fare fronte all’evoluzione di un processo cariogeno incurabile con otturazione, devitalizzazione o apicectomia, consiste nella rimozione del dente, che non può quindi essere recuperato.

Tale procedura viene eseguita soltanto se la permanenza del dente nella sua sede anatomica potrebbe provocare conseguenze estremamente rischiose per la salute dell’organismo.

I denti del giudizio e i terzi molari di norma vengono estratti in prima battuta, quando potrebbero causare problemi di malocclusione.

Le condizioni che portano all’estrazione dentale sono le seguenti:

  • gravi pulpiti, granulomi e ascessi non curabili con i normali trattamenti odontoiatrici;
  • cisti dentali;
  • scheggiature di denti non ricostruibili;
  • malattia parodontale;
  • piorrea avanzata;
  • denti soprannumerari;
  • inclusione dentale;
  • mancata caduta dei denti da latte;
  • denti del giudizio ammalati.

L’estrazione dentale rimane comunque un trattamento d’emergenza, da effettuare soltanto in casi specifici e sempre secondo il parere dell’odontoiatra, che di solito si orienta preferibilmente verso terapie di tipo conservativo.

Dott. Paolo Orlando

Chirurgo implantologo che vanta una grande esperienza anche nell’innesto di impianti con poco osso.

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